Le principali manifestazioni sintomatologiche

L’autismo è un disturbo molto complesso ed è pervasivo in quanto coinvolge molteplici aree di sviluppo. Le aree maggiormente interessate sono: l’area psicomotoria, l’area cognitiva, l’era comunicativa e linguistica ed infine l’area emotiva e sociale.

 

 Area Psicomotoria: il principale problema motorio dei soggetti autistici è rappresentato dalla presenza di stereotipie, movimenti ripetitivi afinalistici, che possono interferire, in modo più o meno evidente, con lo svolgimento di attività finalizzate. Nella loro forma più grave, le stereotipie diventano comportamenti auto ed etero aggressivi, che sono fortemente compromettenti per il benessere generale e destabilizzanti per il contesto sociale. Spesso, anche l’uso degli oggetti è inappropriato: essi, infatti, vengono utilizzati non per la loro funzione, ma per delle specifiche caratteristiche sensoriali, esplorate attraverso modalità inappropriate (annusare, leccare un oggetto). L’organizzazione prassica degli autistici può essere molto povera e molti di loro non sviluppano attività finalizzate costruttive e rappresentative. 

Inoltre, è presente una tendenza a rimanere rigidamente legati a determinate abitudini che diventano rigidi rituali ,attuati con modalità ripetitive e strutturate: la rottura di tali rituali può generare crisi di ansia e di agitazione ed aumentare la frequenza e l’intensità dei comportamenti auto ed etero aggressivi.
Infine, il disturbo autistico, spesso, si associa a disturbi del sonno ed a disturbi del comportamento quali l’iperattività.
Area cognitiva: la sindrome autistica è generalmente associata a deficit cognitivi di diverso grado: gli studi condotti con la WISC mettono in evidenza molti pattern costanti: i QI di Performance sono in genere più alti dei punteggi di QI Verbale, e questo confermerebbe la relativa forza nelle abilità visuo-spaziali della maggior parte dei soggetti con questo disturbo. Altri studi mostrano che circa il 70% dei soggetti con autismo ha un QI non verbale al di sotto di 70, e circa il 50% sotto il valore di 50, ovvero nell’ambito del ritardo mentale moderato o grave. Questo non vuol dire che tutti gli autistici siano mentalmente ritardati, e comunque anche tra questi ultimi si possono presentare delle prestazioni migliori in alcune specifiche competenze ed abilità (meccaniche, matematiche, visuo-spaziali): in questo caso si parla di “abilità salvant”. I deficit più severi nell’area cognitiva riguardano la capacità di simbolizzazione, di generalizzazione, di formazione di categorie, di astrazione partendo da situazioni concrete, di usare il principio della casualità. Inoltre si è ipotizzato un deficit nella “teoria della mente”, ossia la capacità che permette di comprendere gli stati mentali altrui e che di conseguenza sarebbe fondamentale per la reciprocità sociale. Ancora Frith parla di “debolezza nella coerenza centrale”, ossia una difficoltà nella capacità di sintetizzare le situazioni in un tutto coerente: ciò crea al bambino un’incapacità cogliere uno stimolo nel suo complesso, elaborando l’esperienza in modo segmentato e parcellizzato e polarizzando l’attenzione solo su alcuni aspetti della realtà.
Altri studi parlano di un deficit nelle funzioni esecutive, ossia quei processi di controllo e coordinazione del funzionamento del sistema cognitivo: esse comprendono la capacità di spostare e mantenere l’attenzione sull’informazione pertinente per completare un compito, formare piani, inibire le reazioni impulsive, organizzare le azioni e monitorarne il risultato.
Area comunicativa e linguistica: le anomalie della comunicazione verbale e non verbale nell’autismo sono molto rilevanti e sono probabilmente correlate alle anomalie relazionali, anche se non sono chiari i rapporti che ci sono tra queste due aree sintomatologiche. I disturbi in tale area sono molto diversificati. La maggior parte dei soggetti autistici presenta una produzione verbale deficitaria nelle varie componenti: il ritmo di acquisizione è lento, il patrimonio lessicale è limitato e spesso è utilizzato in modo inappropriato. Anche quando c’è un buon livello espressivo, sono presenti alterazioni della prosodia, ecolalia, inversioni pronominali, sostituzioni e omissioni lessicali o fonologiche. Anche la comprensione è frequentemente inadeguata. Un altro aspetto significativamente presente è la mancanza di intenzionalità comunicativa: spesso il bambino usa il linguaggio solo in situazione di necessità con singole parole; l’uso del linguaggio dichiarativo e narrativo è carente. Alle alterazioni del linguaggio verbale si associano quelle del linguaggio non verbale: infatti studi che si sono occupati di indagare lo sviluppo comunicativo non verbale di questi soggetti hanno dimostrato che essi utilizzano il gesto in funzione richiestiva, ma non dichiarativa (Caselli, Volterra, 2002). Inoltre, alcuni studi hanno evidenziato come segni predittivi del disturbo già alla fine del primo anno di vita l’assenza dei gesti dichiarativi, e dunque un importante indicatore per una diagnosi precoce (Osterling, Dawson, 1994; Baron-Cohen et al., 1996; Gillberg, 1996). 
Area emotiva e sociale: questa è probabilmente l’area maggiormente compromessa. I soggetti autistici presentano, infatti, una marcata tendenza all’isolamento, una scarsa iniziativa al rapporto diretto ed indifferenza al contesto relazionale. I comportamenti di isolamento si manifestano nella tendenza all’ isolamento dall’ambiente sociale, spesso tramite azioni non finalizzate. I comportamenti affettivi ed emotivi nei confronti delle figure genitoriali possono essere scarsi, anche se è presente l’attaccamento verso la madre, che si stabilizza con lo sviluppo: nei primi mesi di vita (8-9 mesi) non si presenta la normale “paura dell’estraneo”. L’indifferenza al contesto relazionale si manifesta nella carenza, o totale assenza, di interazioni spontanee: inoltre raramente lo sguardo è rivolto direttamente all’interlocutore, l’aggancio visivo è molto incostante ed anche il rapporto corporeo è scarso. Tuttavia, all’età di 5-6 anni o più tardi i legami di attaccamento si intensificano e si attenua l’isolamento affettivo. Alla base dei problemi relazionali e sociali dell’autismo c’è la difficoltà nel comprendere le emozioni ed i sentimenti: ciò ostacola il rapporto empatico e lo sviluppo di rapporti affettivi stabili, oltre che la condivisione degli interessi. Il bambino autistico spesso manifesta gli stati emotivi in maniera inadeguata e con modalità non sempre comprensibili: può avere reazioni di collera o angoscia sia verso gli altri, che verso se stesso in situazioni che normalmente non producono tali reazioni. Oltre alla difficoltà nel comprendere le emozioni essi presentano una gamma di espressioni facciali ridotta e spesso non adeguata al contesto sociale.

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