Importanza della strutturazione dell’ambiente

La persona autistica ha bisogno di una strutturazione dell’ambiente per orientarsi e per rassicurarsi. Così facendo l’ansia diminuisce, poiché la persona con autismo sa esattamente cosa ci si aspetta da lui in un certo momento e in un certo luogo, che cosa succederà in seguito, dove e con chi.

 

È importante che l’organizzazione dell’ambiente di vita, quindi, sia presentata attraverso stimoli adeguati al livello di comprensione del bambino e che utilizzino prevalentemente il canale visivo. Questo permette di bypassare la difficoltà di elaborazione contemporanea di più stimoli, così comune nelle persone affette da questa sindrome, così come la possibile interferenza, spesso presente nelle comunicazioni verbali, di gesti espressivi incoerenti con il messaggio, o toni fuorvianti.

Ricordiamo, attraverso quanto raccontato da Temple Grandin (1995), la complessità del mondo “autistico”, che si esprime anche nella difficoltà di spostare l’attenzione da uno stimolo visivo a uno uditivo, o nella necessità di “smettere di ascoltare”, se il rumore è troppo forte.

Le conseguenze del funzionamento del pensiero visivo sono le seguenti:

  1. Tutto sembra nuovo ogni volta: ecco perché le persone autistiche hanno un tale bisogno che le cose rimangano uguali (bisogno persino di comportamenti stereotipati);
  2. Il tempo passa più velocemente: gli individui autistici pensano di stare facendo tutto molto velocemente;
  3. Il pensare in dettagli influenza la percezione dello spazio (uno spazio ridotto presuppone meno dettagli da elaborare); di conseguenza, molti autistici preferiscono spazi piccoli;
  4. Ansia: ricostruire le cose (cioè mettere insieme i dettagli) richiede del tempo;
  5. Mancanza di integrazione: i volti delle persone, ad esempio, non sembrano integrati ed alcuni autistici hanno l’impressione che dietro i volti non ci sia niente;
  6. Problemi di generalizzazione: la base dell’attribuzione di significato, della conoscenza, è troppo “ristretta” per permettere una generalizzazione spontanea e flessibile ad altri contesti;
  7. Percepire e attribuire significato ogni singola volta: le persone autistiche hanno bisogno di tempo per elaborare le informazioni; il processo percettivo si compie passo dopo passo e non automaticamente, esigendo, quindi, uno sforzo enorme.

Tutto questo ha un effetto significativo sullo stile di apprendimento delle persone con autismo e spiega la necessità di utilizzare strategie di intervento molto specializzate ed individualizzate, per facilitare l’acquisizione di competenze, relative a tutte le aree evolutive, dal cognitivo all’autonomia.

Infatti, in questo senso, gli strumenti visivi sono strategie in grado di ampliare il processo di apprendimento di abilità, basandosi sulle capacità della persona di acquisire l’informazione, attraverso il canale visivo: gli ausili visivi, come schede e calendari, hanno la funzione primaria di fornire l’informazione in una forma logica, strutturata e sequenziale.

L’informazione, data in una forma visiva concreta, aiuta le persone autistiche a gestire meglio eventi che, durante la giornata, sono fonte di confusione e frustrazione e la previsione delle attività della giornata rappresenta un passo importante verso l’autonomia: ciò dà alla persona con autismo la percezione di controllare meglio la propria vita.

Schopler e i suoi collaboratori (1991; 1995) hanno fornito preziosi suggerimenti per la strutturazione di sessioni di apprendimento adeguate a soggetti autistici, che essi utilizzavano all’interno del programma TEACCH. In particolare, gli accorgimenti più importanti da tenere presenti sono: l’organizzazione dello spazio fisico, la strutturazione del tempo, la prevedibilità delle attività, il rinforzo.

Semplificando, possiamo dire che se abbiamo strutturato un ambiente adeguato per un bambino o un ragazzo autistico, il bambino o il ragazzo dovrebbe trovare a sua disposizione, nell’ambiente, degli elementi, facilmente comprensibili, per rispondere alle seguenti domande, sull’attività da svolgere:

 Dove? (Strumento: oggetti utilizzati per una strutturazione chiara dello spazio)

Che cosa? (Strumento: schema di lavoro, sequenza visiva, video-modeling)

Perché? (Strumento: elementi di rinforzo)

Per quanto tempo? (Strumento: agenda o timer)

Come? (Strumento: aiuto fisico, gestuale, verbale).

 Insomma, il bambino autistico ha bisogno di essere accompagnato a comprendere ciò che lo circonda, attraverso stimoli chiari, conosciuti, ordinati, che definiscano i luoghi, le attività e i tempi.

La strutturazione tuttavia non deve significare rigidità, ma deve essere flessibile, costruita in funzione dei bisogni e del livello di sviluppo del singolo bambino e soggetta a modifiche in ogni momento; né deve essere fine a se stessa, ma rappresentare un mezzo per aiutare una persona in difficoltà a causa della propria impossibilità a comunicare.

La strutturazione, infatti, non ha lo scopo di creare un rituale, anzi, è una forma di comunicazione verso il bambino che dovrebbe proprio ottenere di liberarlo da quei rituali che gli danno sicurezza e prevedibilità, offrendogli un’alternativa.

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