Protocollo di Valutazione

Nell'ambito del modello P.E.I.A.D., il processo di valutazione rappresenta un primo momento di contatto con la famiglia ed il bambino/ragazzo, partendo dal quale è poi possibile definire le modalità, i tempi, gli obiettivi e il progetto dell'intervento sul bambino/ragazzo e sull'intero sistema familiare.

La valutazione prevede uno spazio di raccolta dell’anamnesi familiare, curato da un neuropsichiatra, e due contesti di valutazione paralleli, gestisti da due consulenti psicologi, di colloquio clinico, osservazione strutturata e somministrazione di test, dedicati rispettivamente alla famiglia e al bambino/ragazzo.

La valutazione cognitiva, motoria, sintomatologica e funzionale del bambino/ragazzo prevede l'utilizzo di strumenti standardizzati, oltre che l'osservazione non strutturata.

I test vengono selezionati in base all’età del bambino/ragazzo e alle caratteristiche di sviluppo osservate.

 Per la valutazione normativa vengono utilizzati i seguenti tests:

  1. La Scala Leiter, che consiste di due batterie standardizzate: Visualizzazione e Ragionamento (VR), costituita di 10 subtest per la misura di capacità cognitive non verbali legate alla visualizzazione, alle abilità spaziali e al ragionamento; Attenzione e Memoria (AM), costituita anch'essa di 10 subtest. La batteria VR prevede due possibilità di valutare l'intelligenza globale: per mezzo di uno screening del QI breve, o attraverso la scala completa di misura del QI, per una stima affidabile e completa dell'intelligenza non verbale. La batteria AM permette di individuare con precisione soggetti affetti da disturbi di iperattività e da deficit di attenzione (ADHD), da disturbi dell'apprendimento (LD) o da altri deficit di carattere neuropsicologico.
  2. La Scala WISC-IV (Wechsler Intelligence Scale for Children – quarta edizione), che consente una valutazione dell’intelligenza, mediante l’identificazione del Q.I. (Quoziente Intellettivo), in bambini di età compresa tra i 6 e i 16 anni. Con la WISC-IV si possono calcolare 5 punteggi compositi: un quoziente intellettivo totale (QIT) per rappresentare le capacità cognitive complesse del bambino, e 4 punteggi aggiuntivi: l'indice di Comprensione verbale (ICV), l'Indice di Ragionamento percettivo (IPR), l'Indice di Memoria di lavoro (IML), l'Indice di Velocità di elaborazione (IVE). Essa è composta da 15 subtest: 10 principali e 5 supplementari. In particolare, la scala Verbale comprende i seguenti subtest: Disegno dei cubi, Somiglianze, Memoria di cifre, Concetti per immagini, Cifrario, Vocabolario, Riordinamento di lettere e numeri, Ragionamento con matrici, Comprensione, Ricerca di simboli, Completamento di figure, Cancellazione, Informazione, Ragionamento aritmetico, Ragionamento con le parole.
  3. La Scala WAIS-R “Wechsler Adult Intelligence Scale Revised”, che consente una valutazione dell’intelligenza, mediante l’identificazione del Q.I. (Quoziente Intellettivo), in adolescenti ed adulti. Essa è composta da 11 subtest: 6 Verbali e 5 Non Verbali. In particolare, la scala Verbale comprende i seguenti subtest: Informazione, Memoria di cifre, Vocabolario, Ragionamento aritmetico, Comprensione, Analogie. Le prove Non Verbali comprendono: Completamento di figure, Riordinamento di storie figurate, Disegno con i cubi, Ricostruzione di figure, Associazione di simboli e numeri.
  4. Il TINV (Test di Intelligenza Non Verbale), che valuta le abilità cognitive di persone per le quali i normali test di intelligenza risultano non adatti o di impossibile somministrazione: le istruzioni possono, infatti, essere fornite anche solo con semplici indicazioni gestuali; la risposta viene data risolvendo dei problemi e indicando la soluzione esatta scegliendo tra varie possibilità. Il test valuta il ragionamento analogico, il ragionamento sequenziale e le classificazioni per categorie in due modalità distinte: illustrazioni di oggetti noti e figure geometriche. Oltre ai punteggi grezzi, ai punteggi standard e ai dati percentili, il TINV consente di ottenere anche valori di età di sviluppo e tre quozienti di intelligenza non verbale.

 Per la valutazione sintomatologica, vengono utilizzati i seguenti tests:

  1. L'ADOS - G (Autism Diagnostic Observation Schedule-Generic), uno strumento diagnostico basato sull’osservazione e strutturato in quattro moduli che includono attività di indagini dirette a valutare la comunicazione, l'interazione sociale reciproca, il gioco, il comportamento stereotipato, gli interessi limitati o gli altri comportamenti anormali negli individui autistici. Questo strumento permette di effettuare una diagnosi entro lo spettro autistico, sui criteri del DSM-IV (APA, 1994) e del ICD-10 (WHO, 1992, 1993).
  2. L’A.B.C. (Autism Behavior Checklist), che consente la discriminazione tra Autismo e Ritardo Cognitivo.
  3. La C.A.R.S. (Childhood Autism Rating Scale), che consente la discriminazione tra Autismo e Non Autismo, ed inoltre permette di distinguere una forma di Autismo leggero-moderato da una forma di Autismo grave.

 Per la valutazione funzionale, vengono utilizzati i seguenti tests:

  1. Il Test PEP-3 (Profilo Psico-Educativo Terza Edizione), articolato in 13 subtest, 10 di osservazione diretta e 3 derivati dal questionario per i genitori, che consente di definire un quadro ampio e dettagliato dei punti di forza e di debolezza del bambino nelle principali aree dello sviluppo e del comportamento. Le aree considerate sono dieci: Cognitivo verbale/preverbale, Linguaggio espressivo, Linguaggio ricettivo, Motricità fine, Motricità globale, Imitazione visuo-motoria, Espressione emotiva, Reciprocità sociale, Comportamenti motori caratteristici, Comportamenti verbali caratteristici.
  2. Il Test AAPEP (Profilo Psicoeducativo per Adolescenti ed Adulti), che comprende tre Scale, relative a tre contesti di vita del ragazzo: contesto abilitativo, domiciliare e lavorativo.
  3. Il Test L.A.P. (Learning Accomplishment Profile), che consente di definire il profilo complessivo di sviluppo del bambino in sette aree evolutive: abilità grosso-motorie, fini-motorie, prescrittura, abilità cognitive, linguaggio, autonomia personale ed abilità interpersonali.

 Per i bambini che presentano un significativo ritardo nello sviluppo ed un ritardo mentale grave o per bambini molto piccoli, vengono i seguenti test funzionali:

  1. Il Portage, composto da una serie di checklist (schede di valutazione), che esplorano oltre alle stimolazioni infantili (che riguardano l’osservazione del bambino nei primi mesi di vita) cinque aree di sviluppo: cognitiva, motoria, linguistica, socializzazione e autonomia. All’interno di ciascuna area i comportanti sono elencati secondo un criterio di complessità crescente e sono raggruppati per livelli di età da 0-1 a 5-6 anni.
  2. La scala di osservazione dell’Early Start Denver Model, composta da una serie di checklist che esplorano tutte le aree dello sviluppo.
  3. Il BAB, composto da 13 aree di sviluppo: rinforzatori ed attività abituali, esplorazione visiva, attenzione visiva al movimento, abilità visuo-motorie, percezione uditiva, controllo della postura, gioco esplorativo, gioco costruttivo, strategie di ricerca, problem-solving percettivo, comunicazione, abilità di autonomia, abilità sociali.

 Per la valutazione del linguaggio, vengono utilizzati i seguenti test:

  1. Il TLR (Test di valutazione del linguaggio ricettivo).
  2. Il TVL (Test di Valutazione del Linguaggio).
  3. Il Peabody Picture Vocabulary Test (Test di Vocabolario Recettivo).
  4. Il PVCL (Prove di Valutazione della Comprensione Linguistica), di Rustioni Metz Lancaster.

 

Per la valutazione delle abilità motorie, viene utilizzato il seguente test:

  1. Movement ABC (Batteria per la Valutazione Motoria del Bambino), che consente di identificare e quantificare le difficoltà del movimento che potrebbero influenzare l'integrazione scolastica e sociale del bambino,

 

Per la valutazione degli apprendimenti, vengono utilizzati i seguenti test:

  1. Prove di lettura MT, per valutare la velocità di lettura e la comprensione del testo.
  2. Prove AC-MT, per valutare l’abilità nell’area della matematica.
  3. Discalculia Test, per approfondire la valutazione di una eventuale discalculia.

 Oltre a quanto rilevato con questi strumenti standardizzati, viene effettuata anche una valutazione della capacità di comprensione delle immagini, in base al loro livello di astrazione, attraverso l’utilizzo dei P.C.S. (Picture Communication Symbol).

 Parallelamente alla valutazione del bambino, viene effettuata la valutazione familiare, con l'obiettivo di valutare le risorse e le carenze, presenti all'interno del sistema di appartenenza, che possono sostenere il bambino e tutti gli altri componenti nel percorso di crescita. Negli incontri di valutazione familiare, uno dei primi obiettivi è quello di raccogliere informazioni sulla personalità dei singoli coniugi, e sui rapporti presenti sia nel sistema familiare nucleare, che nelle famiglie di origine. In questa fase risulta importante la ricostruzione della loro storia di vita, l’analisi del genogramma delle famiglie d’origine e lo stile di vita attuale.

Più in particolare, le dimensioni che vengono esplorate sono:

  1. Come cambiano i rapporti all’interno della famiglia quando nasce un bambino con disabilità
  2. I miti familiari e le immagini idealizzate
  3. Le aspettative dei genitori e le difficoltà a riconoscere l’immagine reale del bambino con disabilità
  4. Il rapporto tra i bambini disabili ed i loro fratelli e viceversa: sia rispetto ai desideri, che alle paure ed alle aspettative
  5. La rete sociale che circonda la famiglia: i parenti, gli amici (l’eventuale solitudine)
  6. La richiesta esplicita e quella implicita, che la famiglia porta al consulente
  7. Il senso sottile della nascita del bambino con disabilità nella famiglia
  8. La crescita del bambino: come cambiano i rapporti, e quali sono le difficoltà a ridefinirli
  9. I possibili sensi di colpa dei genitori
  10. I vissuti della famiglia riguardo ai comportamenti non comprensibili del bambino
  11. L’adolescenza del figlio con disabilità: crisi dell’equilibrio familiare, le richieste d’indipendenza, la sessualità
  12. La qualità del rapporto tra il bambino e i suoi familiari
  13. Le paure dei genitori rispetto al futuro del figlio con disabilità
  14. Il rapporto tra la famiglia e la scuola
  15. L'eventuale delega della famiglia all’esterno
  16. Le proiezioni future.
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