Perché la scelta del basket

Il basket risulta essere un sport molto funzionale per il perseguimento di molti obiettivi educativi funzionali all’evoluzione di bambini e ragazzi autistici. Innanzitutto la possibilità di frequentare uno sport, con personale qualificato alla gestione del comportamento del bambino disabile, in un contesto di gruppo, offre alle famiglie e ai ragazzi la possibilità di ampliare l’orizzonte delle esperienze di vita,

andando oltre i contesti strettamente terapeutici ed esplorando potenzialità evolutive che troppo spesso vengono precluse, a causa di una difficoltà di accesso ai contesti classici della pratica sportiva.
Il contesto altamente strutturato e la sequenza degli esercizi proposti stimola, da una parte, l’acquisizione di nuovi comportamenti funzionali alla crescita, dall’altra la riduzione dei comportamenti ritenuti non funzionali. È, infatti, possibile osservare la comparsa di inaspettate capacità di coordinazione e di utilizzo del proprio corpo e anche la graduale scomparsa delle stereotipie, tipiche dei bambini autistici. L’acquisizione dei nuovi comportamenti viene favorita tramite tecniche, che sintetizzano l’esperienza sportiva di allenamento nel minibasket e l’esperienza psicologica di analisi del comportamento e visione sistemica.
Nella fase di ingresso di un atleta, vengono individuati i bisogni e le esigenze del bambino o ragazzo e i comportamenti su cui è necessario intervenire, in modo da insegnare condotte più funzionali, che sostituiscano quelle disadattive.
L’obiettivo non è solamente che il bambino impari a fare canestro, ma che acquisisca nuove competenze fisiche, che possa utilizzare nella vita quotidiana; non interessa che il bambino impari a relazionarsi solamente con l’operatore specifico, ma che, grazie all’esperienza di relazione con il gruppo, possa migliorare in generale le sue competenze relazionali.
Gli operatori e gli stessi ragazzi sono impegnati nella creazione di un clima di collaborazione e gioia: questo può essere espresso dai ragazzi, attraverso il sorriso per aver fatto un canestro, un abbraccio ad un operatore o semplicemente con un battito di mani.
Sostanzialmente, il basket favorisce l’utilizzo del proprio corpo come fondamentale strumento di esplorazione e di comunicazione con l’ambiente; inoltre, nel caso la comunicazione verbale sia notevolmente deprivata, esso promuove la creazione di canali comunicativi alternativi, proprio attraverso il corpo.
L’uso della palla, oggetto particolarmente interessante per i bambini, permette di canalizzare gli elementi di base della comunicazione e della relazione con l’altro. Il bambino impara progressivamente a scambiare, a lasciare andare e ricevere, a focalizzare un obiettivo e a raggiungerlo, a sollevare gli occhi da terra, per guardare intorno a lui, i compagni di gioco, e sopra di lui il canestro.
Il momento ludico e motorio assume, in tal modo, un ruolo determinante nella vita del bambino e del ragazzo autistico, l’attività psicomotoria si intreccia con altre forme di educazione scolastica, per condurre a unità il processo educativo del corpo e dello spirito nello stesso tempo. Alla luce di queste teorie il basket non è solo esercizio muscolare, non impegna solo l’apparato locomotore, ma agisce spesso sulla personalità del bambino, implicando la consapevolezza e l’accettazione della realtà corporea propria e dell’altro. Il fine preminente dell’attività sportiva, come il basket è dunque, quella di educare l’io del bambino autistico, attraverso l’atto motorio.
L’obiettivo finale degli allenamenti di basket per autistici è quello di dare l’opportunità di svolgere questa attività sportiva in un contesto di integrazione, dove i ragazzi possano allenarsi con atleti normodotati e scambiare con loro la gioia del gioco.

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